CONFUSIONE – CHE FARE?

Pubblicato su www.piscologibase.it

 

Può capitare nella nostra vita di sentirci confusi, disorientati, di avere delle difficoltà a mantenere la concentrazione sia per le cose più semplici (guardare la televisione, leggere un libro) sia per quelle che compiamo come automatismi (guidare, camminare). Sentiamo che la nostra testa vaga da un pensiero all’altro, a cui non riusciamo a dare un senso o una concretezza attraverso le azioni.  Appaiono in queste situazioni stanchezza cronica, difficoltà nel sonno e spesso ansia, tanto che  non si vive bene, si prova disagio con se stessi e nelle relazioni con gli altri.

Quante volte ci siamo sentiti così? Credo piuttosto spesso visto che la frase “Mi sento confuso, disorientato” è una delle più frequenti, e non solo negli studi di consulenza psicologica, ma anche nelle nostre conversazioni con gli altri.

La confusione dice di noi che il nostro sentire e le situazioni che viviamo non sono equilibrate e la soluzione è registrare il nostro modo di sentire per renderlo più efficace, aggiornare le nostre competenze rispetto le situazioni e le persone della nostra vita in modo da poter arrangiare i nostri schemi emotivi e mentali che ci permetterà di trovare nuove strategie e più “utili” di soluzione alla nostra vita.

 

Che fare?

Quando ci accorgiamo di vivere una fase di confusione, dobbiamo provare a fermarci, ad osservare la nostra confusione, accettandola come un prodotto sano e naturale della nostra mente. Fermarsi significa non lasciarsi andare al fluire di ansie e pensieri, ma semplicemente dirsi: “Sono confuso/a, cosa succede?”.

A questa domanda si possono dare diverse risposte. Una volta esclusa una eventuale causa organica (e qui può essere d’aiuto un consulto con il proprio medico), si possono indagare altri aspetti della propria vita: lavoro, relazioni, cambiamenti.

Lo stress fisico (e con questo ci colleghiamo ai ritmi di vita e di lavoro) cosi come uno stress emotivo (lutti, delusioni, frustrazioni, perdite) possono essere alla base di uno stato di confusione e di disorientamento, quando non si riescono ad integrare queste esperienze. Ad esempio un lutto, come la fine di una relazione, ci espongono ad un vissuto di dolore e perdita che non sono sempre facili da accettare e vivere in pieno e per dei meccanismi mentali legati alla propria storia personale, tendiamo a tenere lontano queste emozioni dolorose. Comprensibilmente ci difendiamo, ci proteggiamo un po’, questo scollamento dalla nostra piena esperienza emotiva avviene perché c’è un indebolimento delle funzioni cognitive superiori, come l’Attenzione, l’Astrazione, la Memoria. E’ come se tagliassimo una parte di noi, delle nostre emozioni e mettessimo ciò in un angolo della nostra mente, dove continua incontrollato a lavorare, ad alimentarsi. Ci sentiamo come “dissociati” in queste condizioni, con la “testa divisa”.

Non dobbiamo spaventarci però, non abbiamo smarrito improvvisamente le nostre capacità mentali, stiamo solo vivendo un particolare e significativo momento della nostra vita. Fermarsi, osservare la nostra confusione serve a questo, a ricondurre alle origini il nostro stato e a riattivare la mente. Questo è già un passo per il processo di integrazione delle nostre esperienze (principio di aggiornamento); un primo passo per ricompattarci. La nostra confusione va accettata e rispettata, cercare di contrastarla senza conoscerne le origini ci espone a frustrazioni ulteriori che alimentano disagio e stress.

 

Come uscire da questo stato?

Una volta escluse cause organiche/mediche o disturbi psichiatrici, possiamo iniziare ad agire sulla confusione.

Se è dovuta a stress da lavoro, potremmo iniziare a ridurre i ritmi lavorativi dando priorità alle cose più importanti. Può essere utile fare una scaletta con le cose che devono essere fatte nella giornata e quelle che si possono rimandare ai giorni successivi.

Dedicare più tempo a sé se stessi e a quello che ci piace fare; sempre in una scaletta ideale si possono scrivere le attività che si possono fare dopo le ore di lavoro (letture, passeggiate, sport ecc).

Se alla base della nostra confusione c’è invece un momento particolare di vita, uno stress emotivo e non si riesce a stare troppo in contatto con le relative emozioni, va almeno data importanza e valore all’evento (riconoscere che è successo qualcosa nella nostra vita), evitando di mettere in atto le strategie che si usano proprio per non sentire queste emozioni come immergersi nel lavoro o Isolamento isolandoci (principio di registrazione emozionale). Provate a distrarvi, a stare con gli altri, a dedicare un po’ di tempo a sé se stessi, e comprendere vostri i bisogni non soddisfatti.

Questo credete, aiuta già a riattivare le risorse che sembravano perse. La nostra mente funzionerà meglio e questo ci fornirà un senso di efficacia che sarà benefico nel momento di affrontare i nodi più dolenti.

 

In conclusione proviamo a pensare che nel momento di confusione le nostre risorse si sono semplicemente addormentate. Non sono scomparse, possiamo svegliarle. Tutti abbiamo la resilienza, cioè la capacità di autoripararsi da un danno, costruire positivamente la nostra vita anche dopo situazioni difficili o negative.

Voglio concludere ricordando che la confusione ha un valore positivo in quanto da questa nasce l’ordine, la confusione non è disordine ma un nuovo ordine (Teoria del Caos).

 

Dr.ssa Marzia Dileo

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