LA "GIUSTA DISTANZA"

Sentiamo dire molte volte, quando sentiamo parlare di coppia, frasi come “Non farsi soffocare dalla vita di coppia”, “mantenere i propri spazi”, “non stiamo piu' insieme come una volta”.

Frasi che rimandano ad un'immagine in cui nella coppia sembra difficile mantenere nel giusto equilibrio la propria individualita' e la coesione.

E' proprio su questo equilibrio dinamico, che si gioca la funzionalità' o la disfunzionalità' di una coppia.

 

E' la giusta distanza!


 

Oggi nella coppia si cerca l'espressione della propria individualità. Si sceglie il/la partner, si mantiene la scelta anche senza l'approvazione delle famiglie d'origine, a differenza di un tempo. Si sceglie il/la partner che si vuole, perche' ci fa stare bene; si sceglie per amore.

 

Eppure su queste fondamenta la coppia e' piu' fragile: la quotidianeità, la convivenza sembrano risucchiare la nostra individualità e riversiamo spesso la frustrazione nella coppia. Oppure inseguendo soltanto l'espressione individuale usciamo dallo spazio di coppia, dalla condivisione.

In questi casi l'amore non basta piu', almeno per come siamo cresciuti nella società moderna.

 

D'altro canto negli anni si assiste anche a nuove forme di relazione, come i Lat (Living apart together) in cui coppie, anche sposate, che decidono deliberatamente di vivere in case separate, o coppie senza sesso, che fondano sulla condivisione di vissuti, l'empatia, la base della relazione, che ci indicano che i modi di trovare questo equilibrio siano molteplici.

 

E allora come si fa a stare insieme?

 

Ogni coppia deve trovare la propria giusta distanza.

 

La giusta distanza fra le aspirazioni, la progettualità individuale e lo spazio di coppia, che e' lo spazio del noi, in cui l'io non si annulla ma si relaziona con un altro, mettendo in gioco parti di se' e scoprendone anche altre. 

Il noi non e’ semplicemente la somma di Io e Te.

 

 

Per arrivare a questa condizione prima di tutto dobbiamo sempre ricordare che l’altro/a e’ diverso da noi, sarà pure il/la partner che molte volte ci capisce al primo sguardo, ma e’ pur sempre diverso/a da noi, ha la sua storia, le sue esperienze, i suoi vissuti. Pertanto, ciò che e’ importante per noi per l’altro/a ha un’altra significatività’.

 

Soprattutto nelle fasi iniziali del rapporto e’ fisiologico pensare al partner come perfetto/a, come una proiezione di se’, ma non e’ cosi, lo sanno bene le coppie che si sono confrontate con la realtà (il cosiddetto crollo del patto implicito di coppia) che hanno scoperto aspetti dell’altro che neanche immaginavano, eppure c’erano, semplicemente non se li aspettavano.

 

Le aspettative, infatti, sono un altro aspetto su cui fermarsi a riflettere un po'.

 

Quando ci aspettiamo un gesto, una parola qualunque essi siano possono non arrivare o magari arriva proprio quello che non volevamo e nascono le tensioni e le incomprensioni. Questo accade perché si e’ invaso lo spazio del noi o ce ne siamo allontanati troppo, non rispettando il confine della giusta distanza, abbiamo portato nella relazione parti che riguardano la nostra storia personale.

 

Fermiamoci, in questi casi, sulle nostre emozioni, sulle nostre aspettative: cosa stiamo chiedendo veramente al nostro/a partner? Magari bisogni o vissuti che risalgono alla nostra storia familiare, al nostro ruolo di figli, che non potrebbero mai essere compresi in pieno da questi.

 

Nella relazione questo monitoraggio continuo di se’ stessi si fa complesso, sia per la routine e anche perche’ deve impegnare entrambi e inoltre in questi giorni di nuove restrizioni, il concetto di “giusta distanza, poi ” puo' sembrare paradossale o irrealistico, ma il segreto e’ mantenere la consapevolezza della differenza.

Pensiamolo come uno spazio mentale in cui dare un senso al noi e all'io a prescindere dai metri quadri.

 

Dr.ssa Marzia Dileo