Lo psicologo nei reparti di  malattie terminali

Lo Psicologo in ospedale è una risorsa preziosa, come professionista è in grado di sostenere pazienti e familiari quando vengono “colpiti” da una diagnosi di malattia terminale, di malattia degenerativa o comunque di una malattia grave con decorso involutivo e cronico.

La malattia fa paura perché compromette l’equilibrio fisico, modifica la quotidianeità e ci espone a vissuti legati alla vulnerabilità, alla precarietà. Nei casi in cui si ha una diagnosi di malattia grave, terminale ecc. si deve convivere con questa, e si attivano delle emozioni, sia nel paziente che nei familiari, molto intense e pervasive che regolano i comportamenti, i pensieri, dominano tutti gli ambiti di vita.

E’ ben noto come la psiche (le emozioni, gli atteggiamenti, le convinzioni) abbia una notevole influenza nel decorso di una patologia, ma ad eccezione degli interventi psicologici con i malati terminali oncologici e i siero-positivi, non è prassi trovare uno psicologo nell’èquipe medica di certi reparti (Terapia intensiva, Rianimazione, Neurologia, Traumatologia, Cardiologia ecc).

Purtroppo ci sono molte patologie che conducono il paziente verso la fase terminale (e le emozioni che si attivano sono comuni.  

Ad una certa fase della malattia aumentano le crisi, i ricoveri si fanno più frequenti, il recupero è sempre più lento e minore.

Si vive la vita costruita sulla malattia, si vive nell’ansia o nella negazione, si provano rabbia, impotenza, disperazione, paura della morte.

La diagnosi e la convivenza con la patologia sono momenti delicati, a volte traumatici, che richiedono accettazione e di conseguenza un giusto processo di elaborazione.

Queste emozioni rischiano, infatti, di compromettere ulteriormente l’equilibrio psico-fisico del paziente, e delle sue relazioni significative ed ecco perché sarebbe importante la presenza di uno psicologo nello staff ospedaliero di diversi reparti, o per lo meno per quelle situazioni che implicano il rischio vita.

Incontri, colloqui con il paziente e i familiari permetterebbero di esprimere liberamente le emozioni, di sentirsi sostenuti e accolti in modo da integrare questa esperienza e di trovarle un senso diverso.

E’ fondamentale che un paziente, pur nella consapevolezza della sua condizione, viva una vita dignitosa, che non si organizzi attorno all’attesa della fine, e che possa scoprire ed utilizzare delle risorse nuove per mantenere una buona qualità della vita.

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