Una relazione a tre. La gestione dei figli dei nostri partner

Tra noi due andrebbe tutto bene se non fosse per i suoi figli”.. “Se fosse figlio/a mia sarebbe molto diverso”.

 

Capita sempre più spesso di sentire o pronunciare queste frasi, visto che è molto più frequente avere relazioni con persone che hanno figli da precedenti unioni o perché no essere parte di una famiglia ricostituita; ci troviamo cosi di fronte a nuovi dubbi e difficoltà nella relazione di coppia.

Possiamo lamentarci o non accettare che il nostro/a partner non sia sempre disponibile per noi perché deve dedicare del tempo ai suoi figli (festività, fine settimana, vacanze, malattie ecc), oppure ci troviamo ad accettare e ad assistere a comportamenti o ad azioni che non avremmo mai  permesso ai nostri figli o anche semplicemente a chi frequenta la nostra casa?

Nascono in noi diverse emozioni: rabbia, insicurezza e preoccupazioni legate al futuro della nostra relazione o al potenziale confronto col bimbo/a o con l’ex del nostro/a partner, agiamo queste emozioni attraverso ripicche e recriminazioni che a lungo andare creano malessere non solo in noi ma anche nella nostra relazione.  I figli dei nostri partner diventano così il terzo membro della relazione, i nemici con cui competere o dalla cui accettazione e stima è legato il futuro della nostra relazione.

Siamo in competizione con il bambino/a, che diventa un capro espiatorio mentre noi  rischiamo di perdere di vista la realtà e la vera origine del problema. Non è il bambino il problema ma la dinamica della relazione e le aspettative poste in essa.

Quando si crea questa situazione siamo di fronte a dei confini confusi, in cui ognuno invade ruoli e funzioni di altri e in cui il bambino può essere triangolato e divenire il bersaglio delle nostre rabbie verso il partner, o il “pretesto” per l’altro per svincolarsi dalla relazione.  

Come possiamo gestire meglio questi stati d’animo e le ripercussioni sulla relazione di coppia?

Prima di tutto dovremmo recuperare la realtà e cioè renderci conto che noi adulti stiamo competendo con un bambino, figlio/a del nostro compagno/a si ma pur sempre un bambino, questo permette di far defluire un po’ le emozioni e guardare la situazione da altri punti di vista.

Il bambino/a e il nostro partner hanno un legame che esiste a prescindere da noi e che va rispettato mantenendo la giusta distanza. Il rispetto di questo confine ci permette di non sostituirci ai genitori naturali; noi non potremmo mai esserlo e se lo tentassimo rischieremo di incontrare il rifiuto da parte del nostro partner e del bambino.

Assumere la giusta posizione aiuta anche il bambino/a ad accettarci, anche lui o lei sta facendo i conti con una nuova realtà il suo genitore con accanto un altro uomo o donna, si sta confrontando anche lui con nuove emozioni.

 

Noi dobbiamo ascoltare le emozioni che proviamo (rabbia, gelosia, senso di esclusione)  perché parlano di noi, delle aspettative e ferite che portiamo nella nostra storia di coppia. E’ la nostra relazione la cornice in cui osservare le difficoltà che stiamo vivendo.

E’ probabile che non sia definito il giusto confine fra la coppia e il bimbo/a, che nella dinamica di relazione ci siano degli aspetti che deludono aspettative e bisogni reciproci, gli esempi possono essere diversi a seconda delle storie che si vivono, ma sicuro non è la presenza del bimbo/a o solo la sua presenza che ci fa vivere con insoddisfazione il nostro rapporto di coppia. Pertanto sarebbe utile potersi fermare a riflettere sulla relazione, su cosa ci aspettiamo noi dall’altro e cosa diamo noi, su cosa vogliamo e non vogliamo.

Queste riflessioni attiveranno delle emozioni e sarebbe molto importanti condividerle e confrontarsi con il proprio partner. Insieme si può dare una definizione a quanto sta accadendo nella relazione e si potrà trovare un nuovo equilibrio di coppia, senza contare che poi il partner può essere un valido alleato per instaurare una relazione con il figlio/a per conoscerlo/a meglio.

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